Il caffè, si sa, è una bevanda molto amata dal popolo italiano, e proprio per questo ho deciso di fare un’analisi chimica delle principali molecole contenute in una tazzina di caffè, sperando così di fare un po’ di chiarezza riguardo ai dubbi che lo avvolgono, con particolare riferimento a quelli riguardanti la nostra salute.
Il caffè è una soluzione acquosa in cui troviamo una buona quantità di caffeina, un alcaloide che, oltre che nel caffè, è naturalmente presente nelle piante di cacao, the, cola, guaranà e mate e nei loro derivati alimentari. C’è da notare una curiosità: contrariamente a quanto potremmo pensare, le foglie di the hanno un contenuto di caffeina all’incirca doppio (2-4%) rispetto ai semi di caffè (1-2%) ma, dato il diverso metodo di preparazione, l’infuso (the) contiene circa quattro volte meno caffeina rispetto al percolato (caffè).
La molecola di caffeina è strutturalmente simile all’adenina (la base azotata dell’adenosina) ed agisce da antagonista competitivo sui recettori del nucleoside posti sulle membrane cellulari, così facendo favorisce il rilascio degli ormoni adrenalina e noradrenalina e questi vanno a stimolare il sistema nervoso simpatico con conseguente aumento del battito cardiaco, dell’afflusso di sangue ai muscoli e del metabolismo basale.
Quest’alcaloide ha svariati effetti sull’organismo umano, primo fra tutti va a stimolare il sistema nervoso centrale e perciò induce eccitabilità, miglioramento dei riflessi e della capacità di concentrazione (per questo è usato in caso di sonnolenza). La teobromina, derivata dal metabolismo epatico della caffeina, è un vasodilatatore che aumenta il flusso di ossigeno e nutrienti al cervello e ai muscoli e inoltre, insieme ad un altro derivato, la teofillina, va a stimolare la diuresi. Occorre fare attenzione al fatto che la caffeina provoca un aumento della secrezione gastrica, perciò un utilizzo prolungato può portare all’insorgenza di ulcera, esofagite e riflusso gastrointestinale. Inoltre un abuso, oltre che ad un certo grado di tolleranza verso la molecola, può portare anche ad insonnia, nervosismo, ansia, irritabilità e palpitazioni.
Vari fattori possono influenzare l’emivita della caffeina all’interno del nostro organismo ed in particolare questa cresce nelle donne in seguito all’assunzione di alcuni contraccettivi orali contenenti etinilstradiolo. Passiamo ora alle molecole contenute nel caffè a cui sono attribuiti i maggiori benefici per la nostra salute, sto parlando degli antiossidanti: è a loro che sono dedicati la maggior parte degli studi, in quanto è ormai noto il loro ruolo protettivo nei confronti dell’insorgenza di varie forme di tumore nonché di malattie cardiovascolari. I principali antiossidanti contenuti nel caffè sono l’acido caffeico, l’acido ferulico e l’acido isoferulico: questi sono tre acidi carbossilici aromatici che derivano, in sequenza, l’uno dal metabolismo dell’altro. Le benefiche proprietà antiossidanti del caffè non possono essere affidate ad una delle tre molecole presa singolarmente, ma piuttosto al fitocomplesso da queste costituito, si tratta cioè di un insieme eterogeneo di composti che cooperano sinergicamente per combattere i radicali liberi dell’ossigeno e così potenziare le nostre difese naturali.
Uno studio del 2010 [REF] ha dimostrato che aggiungere latte al caffè non va a ridurre la biodisponibilità degli antiossidanti in esso contenuti, contrariamente a ciò che si riteneva in passato, ma sarebbe invece l’aggiunta di zucchero a limitarne l’assorbimento da parte del nostro organismo. Inoltre sembra che se la bevanda contiene troppo zucchero, l’effetto stimolante della caffeina diventi trascurabile. Perciò buone notizie per gli amanti del caffè amaro: la vostra scelta vi permetterà di ricavare da una tazzina di caffè i maggiori benefici per la vostra salute e il massimo effetto energizzante.
Soffermiamoci un po’ sull’acido caffeico. Questo è stato inizialmente trovato negli estratti di caffè, ma è stato poi ampiamente riscontrato in natura, infatti si trova come tale e nei suoi derivati anche nell’angelica, nella cicoria, nell’arnica, nel carciofo, nella melissa e nei propoli. L’acido caffeico, oltre al suo potere antiossidante, ha proprietà antibiotiche verso certi batteri patogeni del nostro intestino.
L’acido ferulico deriva il suo nome dalla ferula (pianta erbacea perenne) ed in natura è presente nel caffè, nei carciofi, nelle granaglie, nelle mele, nelle arance e nell’ananas. Sia l’acido ferulico che l’acido caffeico hanno la capacità di inibire l’enzima animale xantina ossidasi, che trasforma la xantina in acido urico, responsabile dei fenomeni gottosi quando presente in eccesso nei tessuti. Da qui l’ipotesi che un corretto consumo di cibi contenenti acido ferulico possa abbassare il rischio d’insorgenza di gotta negli individui predisposti.
Ad entrambi gli acidi carbossilici sono state infine attribuite proprietà antinfiammatorie, in quanto vanno a bloccare la sintesi di due importanti classi di mediatori chimici dell’infiammazione, in particolare l’acido caffeico riduce la produzione di prostaglandine mentre l’acido ferulico di leucotrieni.
Nel caffè sono poi presenti l’acido quinico e l’acido tannico. Il primo caratterizza il sapore del caffè dandogli un retrogusto un po’ acido, il secondo, invece, più che nel caffè in quanto tale, esprime i suoi effetti nel cappuccino: è noto che il caffè mescolato al latte bollente ha la proprietà di bloccare l’appetito, questo è dovuto ad una reazione chimica per cui, a causa della temperatura elevata, l’acido tannico si lega alla caseina del latte formando tannato di caseina, un composto che risulta essere difficile da digerire.
Infine nel caffè sono presenti niacina e il suo derivato metilato trigonellina. La niacina è il secondo nome della vitamina B3: mediamente due o tre espressi forniscono la metà della quantità giornaliera di vitamina B3 raccomandata. Per quanto riguarda la trigonellina sembra sia in grado di prevenire l’attacco ai nostri denti del batterio Streptococcus mutans, così da ridurre l’insorgenza delle carie da questo provocate.
Quelle descritte sono le principali molecole contenute nel caffè e solo da quest’elenco non possiamo stabilire se l’amata bevanda nera faccia bene o male alla nostra salute. Quello che conta è che il caffè rappresenta per molte persone un momento di pausa e di piacere che non deve mai sfociare nell’eccesso, perché sì la nostra tazzina contiene vari composti “amici”, ma facciamo attenzione perché anche un loro abuso può farci del male.
[REF] Renouf M, Marmet C, Guy P, Fraering AL, Longet K, Moulin J, Enslen M, Barron D, Cavin C, Dionisi F, Rezzi S, Kochhar S, Steiling H, Williamson G. (2010) Nondairy creamer, but not milk, delays the appearance of coffee phenolic acid equivalents in human plasma. Journal of Nutrition. 140(2), 259-63. Epub 2009 Dec 9. (Nestlé Research Center, Vers chez Les Blancs, 1000 Lausanne 26, Switzerland. mathieu.renouf@rdls.nestle.com)
Pubblicato in Biochimica --- Biochemestry, Chimica --- Chemistry
Tag: acido caffeico, acido ferulico, acido isoferulico, acido quinico, acido tannico, alcaloide, caffè, caffeina, fitocomplesso, infuso, niacina, percolato, trigonellina
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